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Sottomessa al piacere - Supplizio d'Amore # 6
giorgal73
15.12.2025 |
14.345 |
4
"Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, ..."
*** MICHELA ***«Entra per prima, puttana. Voglio godermi quello spettacolo del tuo culo che ondeggia.»
La voce di Daniela mi arriva bassa, tagliente, come una carezza di lama sulla nuca. Il cuore mi esplode nel petto.
Obbedisco.
Spalanco la porta del bar e l’odore caldo di caffè appena macinato e brioche mi investe, dolce, quasi ridicolo rispetto al mio odore animale che già impregna l’aria: sesso, sudore, lubrificante… e quel sentore metallico del plug che mi sta spaccando da ore.
Sculettando entro, lenta, consapevole.
Il pizzo del vestitino trasparente mi sfrega sulle cosce, gli stivali alti fino al ginocchio scricchiolano sul pavimento. Ogni passo è un terremoto dentro di me: il mostro dentro di me preme, rotola, mi dilata di nuovo, il collo stretto mi fa sentire il peso di tutto l’acciaio che mi tira verso il basso. Sento il mio ano gonfio, arrossato, che pulsa attorno al metallo freddo. La gemma blu sulla base lampeggia tra le mie chiappe, visibile a chiunque guardi da dietro… e tutti guardano.
Gli occhi dei clienti mi trafiggono.
Un uomo con la tazzina a mezz’aria si blocca, la bocca aperta. Due ragazze al tavolo in fondo smettono di parlare. Il barista, un ragazzo con i capelli ricci e l’aria da bravo ragazzo, sgrana gli occhi quando si posa sul mio seno quasi nudo: i capezzoli forati, gli anelli d’acciaio che tirano la carne tesa, brillano sotto le luci forti del bar. Mi mordo il labbro, sento il piercing sulla lingua tintinnare contro i denti. Sono bagnata da morire.
Mi avvicino al bancone di marmo venato, appoggio le mani tremanti sul metallo gelido che manda brividi lungo le braccia nude.
«Due caffè, per favore,» dico, ma la voce mi esce rotta, tremante come foglie d'autunno nell'ultimo vento prima della tempesta.
Il ragazzo - giovane, forse ventitré anni, con un neo scuro proprio sopra il labbro superiore - non riesce a staccare lo sguardo dal mio décolleté pulsante. I suoi occhi castani, dilatati come quelli di un cerbiatto abbagliato dai fari, scendono lentamente... scendono in basso seguendo la catenella d'argento che tintinna ad ogni mio respiro, e poi ancora più in basso, come se il suo sguardo potesse penetrare attraverso il tessuto trasparente e vedere il mostro d'acciaio che mi dilata, mi riempie fino a farmi male.
E poi entra lei.
Daniela.
Il mondo si ferma davvero, cristallizzato come un insetto nell'ambra.
I suoi stivali neri di pelle lucida, stretti a mezza coscia come una seconda pelle, battono sul pavimento con un ritmo ipnotico - tac, tac, tac - come colpi di frustra sul mio corpo nudo. La micro-gonna di pelle nera, così corta che sembra un insulto alla decenza, si solleva ad ogni passo rivelando la curva inferiore dei glutei sodi, marmorei. La canotta di seta rossa aderisce come vernice bagnata, lasciando i seni liberi di oscillare ad ogni movimento, i capezzoli duri come diamanti che premono contro il tessuto sottile. Il profumo di sandalo, pelle e qualcosa di più animalesco - il suo odore personale, inconfondibile - la precede come una minaccia dolcissima, avvolgendomi in una nuvola invisibile di desiderio puro.
Fa cadere la borsetta Prada, "per caso", sul pavimento di piastrelle bianche e nere.
Si china lentamente, con movimenti felini, le gambe perfettamente dritte, la schiena inarcata come un arco teso. La gonna sale inesorabilmente... e io vedo tutto: il suo culo perfetto, scolpito, senza un grammo di grasso, completamente nudo sotto, e il plug d'acciaio chirurgico con la gemma che scintilla tra le sue natiche come un terzo occhio osceno. Il mio sesso ha un sussulto violento, contraendosi dolorosamente attorno al proprio intruso metallico.
Si rialza con grazia studiata, mi fissa.
I suoi occhi sono due lame di ossidiana liquida, neri come la notte senza luna.
Due passi misurati e mi è addosso, il calore del suo corpo che brucia attraverso i nostri vestiti come acido sulla pelle.
Le sue labbra cremisi si schiacciano sulle mie, umide e voraci. Un bacio che inizia lento come miele che cola, poi diventa profondo come un abisso, possessivo come artigli nella carne. La sua lingua - calda, agile come un serpente - mi invade la bocca, portando con sé sapore di menta fresca e quell'aroma inconfondibile di potere assoluto. Gemo, il suono vibra tra i nostri palati uniti, le mie ginocchia già molli come cera al sole. La sua mano scivola sulla curva del mio seno, pizzica il capezzolo già turgido fino a farlo dolere deliziosamente, poi scende... scende come pioggia sulla pelle... afferra con dita esperte il bordo della gonna e la solleva con uno strappo brutale, esponendomi all'aria fredda del locale.
Il bar è in silenzio assoluto, denso come nebbia in una notte d'inverno.
Le sue dita trovano la base circolare del mio plug, accarezzano la gemma blu che pulsa come un occhio alieno tra le mie natiche tremanti.
Con un sorriso che le increspa solo l'angolo destro della bocca, preme il piccolo telecomando nero nascosto nel palmo.
Vibrazione massima. Improvvisa come un fulmine.
Un colpo violento esplode dentro di me, come se la sfera metallica si frantumasse in mille schegge roventi. Urlo - un suono primordiale che nasce dal profondo del ventre - un urlo strozzato che si trasforma in un gemito osceno che riempie l'aria: «Aaaahhh, cazzo...!»
Daniela, gli occhi scintillanti di piacere crudele, spinge il plug dentro e fuori, con movimenti calcolati, sadicamente lenti.
Una... la prima spinta mi toglie il respiro.
Due... la seconda mi fa vedere stelle bianche dietro le palpebre.
Tre volte... la terza mi fa tremare come foglia in tempesta.
Ogni spinta mi spacca in due, mi riempie fino all'inverosimile, mi riduce a una bambola rotta e senza volontà. Il mio ano brucia come fuoco liquido, si tende fino al limite, si apre ancora di più accogliendo l'invasore. Il metallo, inizialmente freddo, è bollente ormai, ha assorbito la mia temperatura interna come un parassita.
Non ce la faccio più, sono al limite dell'universo.
L'orgasmo mi travolge come un camion lanciato a tutta velocità, frantumando ogni barriera, ogni pudore, ogni pensiero razionale.
«Siiiiiii… sto venendo, Padrona…!» urlo, la voce frantumata come vetro, lacrime nere di mascara che mi solcano le guance come fiumi d'inchiostro.
Il mio sesso pulsa e schizza, un fiotto caldo e trasparente si spande sul pavimento tra le mie gambe tremanti. I muscoli delle cosce vibrano come corde di violino troppo tese, crollo in avanti come una marionetta con i fili tagliati, ma Daniela mi sostiene, il suo braccio - forte come acciaio fuso - mi cinge la vita, il suo respiro sulfureo mi brucia la pelle sensibile del collo.
Percepisco gli sguardi degli avventori come aghi roventi che mi trafiggono la carne esposta, ogni occhio un diverso strumento di tortura. Un uomo anziano con la barba bianca è arrossito fino alla punta delle orecchie rugose, il suo respiro affannoso fa tremare il giornale che stringe tra le dita nodose. Una donna in tailleur grigio si copre la bocca con le dita affusolate, l'anello di diamanti che cattura la luce mentre i suoi occhi verdi brillano di scandalo e desiderio represso. Nell'angolo più buio, un'altra ha la mano sotto la gonna plissettata, le sue cosce che tremano ritmicamente mentre morde il labbro inferiore fino a farlo sanguinare. Un uomo con la camicia sudata ha perfino tirato fuori il cazzo turgido e violaceo e se lo massaggia vistosamente, la punta lucida che gocciola sul pavimento. Ma a me non importa più niente, sono persa in un oceano di sensazioni primordiali, ogni nervo del mio corpo un filo elettrico scoperto.
Chiedo al barista, con la voce ancora tremante come foglie d'autunno: «Q-quanto dobbiamo…?»
Lui balbetta, il viso paonazzo come un tramonto violento: «O-offre la casa… signore.»
Daniela ride, un suono basso e velenoso come il sibilo di un cobra prima dell'attacco. Mi prende per mano, le sue dita intrecciate alle mie come catene di seta.
Usciamo abbracciate, il mio corpo ancora scosso da piccoli spasmi elettrici, la gemma blu che continua a lampeggiare tra le mie natiche come un occhio alieno, il plug che vibra senza pietà a ogni passo sul marciapiede screpolato.
Giorgio ci aspetta nel suo studio, le dita già guantate di lattice nero, gli aghi chirurgici disposti come soldatini d'argento sul vassoio sterile, pronti a perforare la mia pelle vergine e trasformarla in una tela vivente di dolore e bellezza. Sinceramente, mi è anche venuta una voglia irresistibile di sentirmi riempita completamente, di avere un cazzo duro e pulsante che mi sfonda senza pietà, che mi possiede fino all'utero. So che il nostro amico Giorgio e il suo assistente dal corpo scolpito e l'erezione sempre pronta sapranno soddisfare questo desiderio primordiale che mi brucia nelle viscere come lava incandescente.
Parte 6 di 6 - FINE
*** NOTE ***
Nuovo capitolo ispirato a Michela: la schiava perfetta, viene dilatata, marchiata, umiliata e riempita fino al delirio da Daniela, dea crudele e adorata. Dal plug mostruoso all’orgasmo pubblico nel bar, ogni supplizio è atto d’amore assoluto.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica: non sono solo carne e supplizio, ma un amore così totale da farsi dolore. Non cercate in me il Padrone o lo schiavo; io scrivo per accendere la vostra fantasia, non per viverla con voi. La mia vita e le mie pulsioni sono, lontane da queste catene. Ringrazio per i messaggi, ma resto fedele ai miei desideri diversi. Eppure… chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa. Quindi continuate a scrivermi e a fare proposte indecenti, sempre affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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